sui giornali...

ALPO, UN MENU' DAL PEL DALL'OCA

Se volete gustare dei primi che fanno onore alla miglior cucina veronese, potete raggiungere la "tana" dell'Alpo Adige Bitumi Veronesi e ogni martedì e giovedì sera (si raccomanda la puntualità: 22.00 precise!) tre dirigenti trasformatisi in cuochi da guida Monaci (Gino Vendramìn e Taviani detto "il Neni") vi potranno servire dei piatti prelibati, come risotto al "tasta sàl", o alla carpa, lasagne al sugo di lepre o di fagiano, un panino con dentro una fetta di cotechino, il tutto innaffiato da un gagliardo vino rosso della casa. Sembra essere questa la formula magica di una squadra che da anni abituata a dibattersi nelle sabbie mobili della classifica, si sta quest’anno prendendo le sue giuste rivincite.

«Sono vent'anni» spiega il non sorpreso segretario Remo Venturi «che offriamo la pastasciutta ai nostri giocatori sia al martedì che al giovedì. Mentre i ragazzi s'allenano o terminano la doccia, noi badiamo al ragù e intanto ci scappa anche una partita di tresette o di briscola. E’ questa una formula per riuscire a far gruppo in una società che non può permettersi grandi disponibilità economiche. Il menù cambia a secondo delle prede che alcuni nostri dirigenti-simpatizzanti cacciatori o pescatori riescono a portare a casa. Ma, dopo il risotto al "tasta sàl", si può assaggiare anche un panino con una fetta di cotechino o gustare ossi di porco serviti belli caldi».

D'accordo, in campo non ci vanno le pastasciutte ne i cotechini, ma i ragazzi ben schierati da mister Enzo Barlottini, vecchia conoscenza dei Chievo pre-pandori. Ma, non si può negare l'evidenza dei fatti e cioè che la società gialloverde privi i suoi giocatori della materia prima, foraggiandoli anzi per bene: «Per i nostri juniores» aggiunge Venturi "idem con patate, nel senso che serviamo lo stesso trattamento della Prima squadra. E, questo, per alleviare le mamme dalla fatica di dover preparare la cena a tarda ora».

Un menù da fàr venire la pelle... Dall'Oca, che fa rima con l'entusiasta diesse, Roberto Dall'Oca, il quale, pur temendo che tanta pubblicità possa far emigrare i suoi dirigenti-cuochi verso i più rinomati ristoranti di Verona e provincia, riconosce che le ali ... ai piedi dell'Alpo Adige Bitumi le ha messe soprattutto lui, mister Enzo Barlottini: «E’ un tecnico che richiede la serietà dell'impegno, grande attenzione e spirito di sacrificio. Noi gli abbiamo consegnato una squadra giovane (il centrocampista Francesco Accordini, 1983, ex juniores reg. Arbizzano), con alcuni ragazzi del nostro vivaio da far maturare in categoria, come i centrocampisti entrambi dei 1983, Luca Vallicella e Diego Postorello e il difensore Matteo Montresor. Non abbiamo imposto al mister un obiettivo ben preciso: tutto quello che viene in più della salvezza è di guadagnato».

Barlottini fa il pompiere e getta acqua sull'esplosione di entusiasmo che inevitabilmente si verifica in una società abituata ad anni di "vacche magre" in fatto di risultati: «L'ambiente è esplosivo, pieno di euforia, ma è ancora troppo presto: si rischia di crearsi false illusioni, anche perché il campionato è lungo e alla fine verranno fuori le squadre attrezzate alla vittoria. Certo, c'è voglia, impegno, grande partecipazione da parte pure degli infortunati, ma restiamo con i piedi ben saldi a terra. Il calcio è fatto di troppe componenti, c'è attendersi di tutto!».

Una squadra, "il Piccolo Brasile" (per via dei colori giallo e verde) di Alpo, che farà parlare a lungo di sè grazie anche agli arrivi del portiere Diego Zuanazzi (ex Crazy), dell'esperto difensore Fabrizio Bertolaso (ex Valpolicella), di Matteo Mantresor, dell'attaccante Paolo Cristanelli (1982, dall'Arbizzano).

Una squadra destinata a volare in...Alpo, non solo grazie alle ricche e non dispendiose pastasciutte, ma anche ai risotti con una punta ... di Pesic: Alexander;  l'attaccante slavo targato 1983 detto "Sciascia" (ha provato anche per il Verona) che mister Barlottini ha voluto a tutti i costi con sè e che giostra con Massimo Bragantini (ex Valeggio).

Assaggiare per credere, allora! Ah, dimenticavamo un particolare: conoscendo l'inflessibilità del mister e rispettando il lavora dei dirigenti-cuochi, si raccomanda di accomodarsi all'affollato desco con la massima puntualità: alle 22.00 precise. la pasta è buona finché è calda!


scarica l'articolo