Alpo
di Villafranca. A mezz'ora dal fischio d'inizio
del derby, in centro paese non si trova anima
viva: sembra d'essere in quei centri del
bassopolesine dove si vive solo di pane e di
calcio. Chi esce di casa lo fa esclusivamente per
dirigersi in via Piazzola dove è in programma il
derby stracittadino fra i gialloverdi
dell'A.S.Alpo Adige Bitumi 1956 e l'A.C.Alpo Club
1998. I parcheggi sono affollati, ma non esauriti
ed il tifo, come il folklore esterno a base di
fumogeni e stelle filanti, è quasi tutto per i
gialloverdi.
Cesare Baroni, segretario degli ospitanti, mette
tutti sullo stesso piano nel dividere i meriti
del magico momento dei ragazzi di Enzo
Barlottini. Dal presidente Agostino Furia, al
vice Antonio Dorigato, al direttore sportivo
Roberto Dall'Oca, al cassiere Remo Venturi, al
magazziniere Luciano Bonizzato, al cuoco Igino
Vendramin che durante la settimana prepara da
mangiare due volte alla prima squadra ed
altrettante agli juniores. «Da noi non girano
euro, ma tanta allegria quella sì», tiene a
sottolineare Baroni.
Alle 14.30 anche i parcheggi sono esauriti e
così la balconata dove si assiepano gli
spettatori. Lo speaker Giuseppe Furia snocciola
alla brasiliana i nomi dei 36 protagonisti prima
che il trentasettesimo, l'arbitro Roberto
Mantovanelli, non faccia osservare un minuto di
raccoglimento per gli angioletti di San Giuliano
di Puglia. Il cielo induce alla malinconia, gli
undici dell'Alpo Club 98, di nero vestiti,
sembrano altrettanti chierichetti, il gioco non
rallegra anche perché l'Alpo Adige, gran
favorito, appare estremamente contratto.
Fra gli sbadigli, su un rettangolo che sembra un
biliardo, si arriva al 21' quando Davide Bonetti
da Le Chè, località di Villafranca, deve
chiedere l'intervento del massaggiatore Roberto
Dall'Oca, in immacolata tuta bianca e forse anche
per questo detto il conte. Finalmente il derby
cerca di accendersi. Al 25' Begnini coglie la
parte superiore della traversa su punizione dalla
lunetta. L'azione era partita dal folletto Andrea
Bellè, detto Flavio dal suo secondo nome
Flaviano. «Ragazzi la partita è incominciata»,
sbotta scocciato un supporter dell'Alpo Adige. Al
28' il guardalinee degli ospitanti Giorgio
Bigatel pecca di sportività segnalando fuori una
palla da moviola e stroncando così un'azione
d'attacco della sua squadra. Si va negli
spogliatoi con un solo ammonito ed il saggio
tifoso che si trova in ogni paese commenta:
«Gran merito è dell'arbitro».
La ripresa vede un Alpo Adige timoroso di subire
il gol beffa e l'Alpo Club più spregiudicato
anche perché, fra le due, è quella che ha meno
da perdere. A cavallo del quarto d'ora entrambe
le reti vengono scosse ma inutilmente perché
l'arbitro annulla quella degli ospiti per fallo e
quella dei gialloverdi per fuorigioco. Risultano
pari anche i tentativi (velleitari) di arrivare
al bottino pieno. Finisce 0-0, un risultato al
quale in qualsiasi momento non si dice mai di no.
«Proseguiamo in questo magico momento e
cerchiamo di non svegliarci», commenta il
difensore gialloverde Fabrizio Bertolaso detto
Bicio. Nella stagione passata la squadra ha
sempre navigato in zona retrocessione ma, come
sottolinea Bertolaso «con Enzo Barlottini, uno
dei migliori mister che ho avuto, ci troviamo a
meraviglia, non ci fa pesare gli allenamenti
tanto da tornare sempre freschi sotto la
doccia».
Sergio Tubini, mister dell'Alpo Club 98, non
nasconde il rammarico di non aver fatto bottino
pieno specie per le ghiotte occasioni gettate al
vento nella ripresa. «Non riusciamo a mettere la
palla in rete, è il nostro tallone d'Achille e
non è poco».
Lorenzo Quaini
L'arena
di Martedì 5 Novembre 2002
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