sui giornali...
| Anno
1998/1999, cosa dire dopo una retrocessione?
Sconforto, amarezza, delusione sono le prime
sensazioni che ci hanno immediatamente assalito,
ma col il passare del tempo sono affiorati
ricordi, principi, valori legati al nostro vivere
quotidiano, alla nostra terra, ai nostri ragazzi,
che rappresentano il nostro futuro. E ecco
apparire una prima vittoria, quest'anno. Per
merito del dottor Franco Perandini e Silvio
Zattarin , abbiamo avuto una squadra di giovani
in più e nella quale investiremo il nostro
impegno, cercando di mantenere e eguagliare
l'entusiasmo che Franco e Silvio hanno portato e
saputo trasmettere ai loro ragazzi. Inoltre
intorno alla società sta convogliando nuova
linfa, rappresentata da un gruppo di giovani, che
si è dimostrato fortunatamente disponibile a
portare avanti il lavoro sociale che da
quarant'anni l'A.S. Alpo ha onorato come un
principio irrinunciabile per la nostra
popolazione. Senza enfasi o paternalismo
alleghiamo la lettera che un genitore ci ha
inviato subito dopo l'ultima partita, il cui
esito ci ha condannato alla retrocessione. Domenica 23/05, ore 19.00 circa, per il calcio di Alpo di fede GIALLOVERDE è un momento di grande tristezza se non di delusione. Nonostante tutti gli sforzi, il Vigasio vince, meritatamente, lo spareggio per la salvezza. Nel mio cuore due amarezze: quella di presidente della polisportiva Alpo, e quella di vedere la tristezza e lo sconforto negli occhi di mio figlio che ha sbagliato il tiro del dischetto. Quando torniamo a casa evitiamo di parlarne per non aumentare lo sconforto che ci pervade e allorché mi chiede di uscire la sera con i compagni di squadra, acconsento ben volentieri. Nemmeno lo scudetto del "mio" Milan riesce a darmi un pizzico di gioia, verso le 20.50 la telefonata di un dirigente dell'A.S. Alpo mi ridà un pò di morale perché nonostante tutto, garantisce rinnovato impegno e voglia di ripartire da parte della società. A mezzanotte comincio ad essere un pò "incavolato" con mio figlio che la mattina deve andare a scuola e quando, vero mezzanotte e mezza, lo sento arrivare, mi preparo per un rimprovero, il sorriso con cui entra in casa è però disarmante, anche perché non capisco da dove gli nasca. Prima che io possa parlare è lui che incomincia e mi dice: "sai papà, stasera in compagnia degli amici della squadra, ho finalmente capito cosa significhi attaccamento ai colori sociali, appena ci siamo messi a chiacchierare tra di noi ci siamo trovati a fare le solite analisi di una stagione andata male, distribuendo responsabilità a destra e a sinistra, ad un certo punto ci siamo però resi conto che, con questo atteggiamento, non avremmo costruito niente di buono o nuovo e, tutto d'un tratto, abbiamo cominciato a fare programmi per il futuro ed a prendere impegni sul come renderci utili per aiutare tutte quelle persone che da anni dedicano a noi il loro tempo. la loro passione , la loro capacità. Ci eravamo accorti che, in quel momento così triste, avevano bisogno di noi, del nostro incoraggiamento, del nostro entusiasmo, della nostra gioventù". Mentre in silenzio il magone mi saliva alla gola, non ho potuto fare a meno di ringraziare, dentro di me, questa società e tutte le persone che vi collaborano, perché avevamo saputo far emergere, in questi giovani, i veri valori dello sport e della vita. Forse questi dirigenti non riusciranno a fargli vincere ambiti trofei sportivi, ma di certo hanno saputo trasmettere a loro i mezzi ,morali per vincere nel grande torneo della vita, e credetemi mai alcuna vittoria mi ha reso più felice di questa "sconfitta". Alessandro Dal Maso (papà di Fabio) Parole che ci hanno commosso e spinto a rinnovare l'impegno. Un
sentito saluto |
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